jump to navigation

In print March 14, 2006

Posted by dorigo in books, internet, language, personal, physics, science.
trackback

Minutes ago I went to the first floor of the Physics department to grab some food and water at the vending machines (being on a diet, I allow myself only about 250 calories at lunch, in the form of crackers), and found a copy of the Moriond QCD 2005 proceedings waiting for me in my letterbox.

Moriond QCD is a particle physics conference which is held every March since 1966 in a ski resort in the Alps. Last year it was in La Thuile (but most previous editions were held in Les Arcs). I participated to the conference by reporting on the latest results on Higgs boson searches by the CDF and D0 experiments – you can have a look at the slides and a plain English comment of them in  

http://qd.typepad.com/6/2005/03/for_your_eyes_f.html#comments .

After the conference is over, speakers are asked to put together a writeup of their talk, to be later published in the conference proceedings. I thus produced a draft of a paper, and to get it proofread I sent it to Demie Cheng (aka Little Miss Demosthenes). Demie is a very talented 14 years old girl, who used to visit my blog on Quantum Diaries and leave witty comments. I tested her by asking to read my paper.

She did, and sent back a copy with her corrections in red pencil. Amazingly, most of her corrections were meaningful (they were not just English corrections) and did improve the readability and clarity of my paper. You can find a scanned page with her handwriting in

http://qd.typepad.com/6/2005/05/proofreading_by.html

I did find a way to say thanks. I included her in the acknowledgements section of my paper before submitting it:

paper clip

 

Advertisements

Comments

1. PubblicoDiMerda - March 14, 2006

[…] what is my mind? negli ultimi mesi la direzione del mio lavoro si è leggermente spostata da un tipo di matematica molto astratta ad applicazioni un po’ piú concrete dello stesso tipo di matematica (va precisato che il concetto di “applicazione concreta” è parecchio diverso per un matematico teorico rispetto a – poniamo – un ingegnere). applicare i propri risultati non è un obbligo, ma è sempre bello vedere che un fisico, o un informatico, o un biologo hanno cercato per anni soluzioni ad un problema che tu puoi risolvere facilmente con le tecniche che hai sviluppato a tavolino senza immaginare che un giorno sarebbero servite a qualcun altro. ultimamente mi è successo di trovare* una serie di articoli di neurobiologia che presentavano un modello, quello del cosiddetto “lumped soma” (soma concentrato), che sembrava fatto apposta per lasciarsi risolvere con le tecniche che ho sviluppato, insieme ai miei coautori, nel corso degli ultimi due anni. per come l’ho capita, la questione è questa: se si prende un cervello e lo si divide fino alle sue componenti essenziali, si arriva al neurone, una complessa struttura ramificata (l’albero dendritico) che converge verso una pallina (il nucleo della cellula, detto soma), da cui si diparte una nuova ramificazione (l’albero assonale). quando il neurone è attraversato da una corrente elettrica, ci sono alcune parti che processano il segnale (cioè l’elettricità) in entrata e, modulandolo, lo passano ad altri neuroni che lo processeranno ulteriormente, e così via. senza entrare nei dettagli, in questo modo (non troooppo diverso dal funzionamento di un computer), il cervello può elaborare informazioni. se non che, all’interno di un neurone pare (mi sembra di aver capito sia la tesi piú in voga tra i neurobiologi) che una buona parte dell’attività di elaborazione del segnale venga effettuata dal soma, che ha una dinamica interna ben precisa, a differenza degli altri punti in cui le ramificazioni si incontrano o si separano (dove la corrente elettrica si limita a dividersi o sommarsi passivamente, secondo la legge di kirchhoff). ci sono numerosi modelli matematici che descrivono la propagazione di corrente elettrica in un neurone: fra le piú famose ci sono quello di hodgkin-huxley (che per questo hanno vinto anche il nobel per la medicina, nel 1961), non lineare e che per semplicità ignora la dinamica nel soma di cui ho appena parlato; e quello di rall, che invece è lineare ma considera condizioni piú complicate nelle ramificazioni del neurone – ed è quello che io studio matematicamente. il problema di occuparsi di questioni applicate è che il rischio di prendere abbagli è alto: spesso non è chiaro quali semplificazioni sono accettabili e quali no, quali sono le concessioni da fare alla lingua tecnica per permettere ai non matematici (in questo caso, ai neurobiologi teorici) di non spaventarsi anche solo leggendo l’introduzione, e d’altro canto evitare di fare errori troppo grossolani nella presentazione del problema. oggi leggevo sul quantum diaries survivor di come spesso il contatto con profani interessati possa migliorare di molto la chiarezza espositiva (e in qualche caso, persino la parte tecnica), e mi sembra possa essere interessante mettere a disposizione il mio preprint qui. mi farebbe molto piacere se qualche passante non tecnofobo avesse tempo e voglia di dargli un’occhiata (diciamo alle prime due sezioni, prima che ci si addentri *troppo* nell’analisi funzionale) e di avanzare critiche o suggerimenti. […]


Sorry comments are closed for this entry

%d bloggers like this: